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Alto potenziale

Quando sentirsi diversi diventa solitudine

Un bambino può desiderare intensamente la compagnia degli altri e, allo stesso tempo, faticare a trovare qualcuno con cui sentirsi davvero in sintonia.

Alto potenziale, sintonia e appartenenza tra i coetanei

Un bambino può desiderare intensamente la compagnia degli altri e, allo stesso tempo, faticare a trovare qualcuno con cui sentirsi davvero in sintonia.

In Solomon J. nel villaggio dei Pepileni questa esperienza viene raccontata attraverso l’immagine del Bambino Sole: un bambino intenso, curioso, sensibile, capace di pensieri complessi e impegnato nella ricerca di persone con cui condividere il proprio modo di guardare il mondo.

La metafora letteraria incontra una questione concreta legata all’alto potenziale cognitivo: per alcuni bambini la distanza percepita rispetto ai coetanei può trasformarsi in solitudine.

L’alto potenziale, da solo, dice poco sulla qualità delle relazioni sociali. La ricerca descrive profili molto diversi. Molti bambini ad alto potenziale costruiscono amicizie soddisfacenti e mostrano buone competenze sociali. Altri incontrano difficoltà in particolari contesti, periodi della crescita o gruppi di pari.

La domanda utile diventa quindi più precisa: che cosa accade a quel bambino, in quel gruppo, in quel momento?

Quando manca la sintonia

L’età anagrafica riunisce i bambini nella stessa classe. Interessi, linguaggio, sensibilità, maturazione emotiva e modalità di pensiero seguono percorsi più individuali.

Un bambino può desiderare conversazioni molto articolate su un argomento specifico e, pochi minuti dopo, cercare un gioco pienamente coerente con la propria età. Può comprendere rapidamente un concetto complesso e avere ancora bisogno di aiuto per affrontare una sconfitta. Può essere autonomo nell’apprendimento e sentirsi fragile nelle dinamiche del gruppo.

Queste combinazioni possono rendere più difficile trovare una sintonia immediata. La difficoltà relazionale, in questi casi, riguarda spesso la qualità dell’incontro. Il bambino cerca qualcuno con cui condividere interessi, intensità, umorismo, immaginazione o profondità di conversazione. Quando questa corrispondenza arriva raramente, la presenza degli altri può accompagnarsi comunque a una sensazione di distanza.

Essere circondati e sentirsi soli

L’isolamento sociale si riconosce facilmente quando un bambino resta fisicamente ai margini del gruppo. Esistono anche forme più discrete.

Un bambino può partecipare alle attività, avere compagni, ottenere buoni risultati scolastici e percepire comunque una scarsa appartenenza. Può adattare il proprio linguaggio, limitare gli argomenti che lo appassionano o osservare a lungo prima di entrare nelle conversazioni.

Il numero delle amicizie offre quindi un’informazione parziale. Conta anche la possibilità di sentirsi riconosciuti dentro quelle relazioni.

Nel libro questa necessità viene condensata in una frase molto semplice: il desiderio di poter sentire da qualcuno «Mi piace stare insieme a te». La sintonia diventa una forma di riconoscimento reciproco.

Quando «diverso» diventa una definizione di sé

L’esperienza ripetuta di sentirsi poco compresi può incidere sul modo in cui un bambino interpreta sé stesso. All’inizio la domanda riguarda il gruppo: «Perché oggi hanno giocato senza di me?»

Con il tempo può riguardare la propria identità: «Perché faccio fatica a stare con gli altri?» «Sono troppo strano?» «Devo cambiare qualcosa di me per essere scelto?»

Il linguaggio degli adulti assume un peso particolare in questa fase. Dire a un bambino «sei troppo intelligente per gli altri» crea una distanza gerarchica che può rendere ancora più difficile la relazione con i coetanei. Dire «in questo gruppo stai facendo fatica a trovare persone con cui condividere alcuni dei tuoi interessi» colloca l’esperienza nel contesto e mantiene aperte altre possibilità.

La differenza linguistica è piccola. La rappresentazione di sé che può derivarne cambia molto.

Il rischio del «troppo»

Troppo sensibile. Troppo curioso. Troppo intenso. Troppo preciso. Troppo emotivo. Troppo avanti. Quando questi aggettivi accompagnano frequentemente un bambino, possono diventare una misura attraverso cui egli comincia a osservare la propria presenza.

La questione educativa riguarda il significato attribuito a quell’intensità. Una forte curiosità può diventare una risorsa se incontra occasioni di approfondimento. Una sensibilità elevata può richiedere strumenti per gestire situazioni sociali ed emotive complesse. Un interesse molto specifico può diventare un punto di accesso verso altri bambini che condividono la stessa passione.

La caratteristica individuale acquisisce significato dentro l’ambiente che la incontra.

Il gruppo ha un ruolo

Quando un bambino resta spesso ai margini, osservare soltanto lui produce una lettura incompleta. Serve osservare anche il gruppo. Chi decide i giochi? Come viene accolto chi propone qualcosa di diverso? Quali bambini vengono cercati spontaneamente? Quali ruoli si ripetono? In quali attività quel bambino entra più facilmente in relazione? Con quali compagni appare più rilassato?

Un gruppo classe possiede dinamiche proprie. L’adulto può leggerle e, quando serve, modificarne alcune condizioni. Piccoli gruppi costruiti intorno a interessi comuni, attività cooperative con ruoli differenziati, laboratori tra classi, esperienze artistiche, scientifiche o musicali possono ampliare le occasioni di incontro.

Per alcuni bambini ad alto potenziale, incontrare coetanei con interessi simili può rendere più semplice sperimentare appartenenza e reciprocità.

Anche le competenze sociali si imparano

La ricerca di sintonia convive con un altro elemento: le relazioni richiedono competenze che maturano attraverso l’esperienza.

Un bambino cognitivamente molto avanzato può avere bisogno di imparare come entrare in un gioco già iniziato, accettare una proposta diversa dalla propria, leggere i segnali di stanchezza dell’interlocutore, gestire una discussione o tollerare che qualcuno preferisca un altro argomento.

Aiutarlo significa ampliare il suo repertorio sociale. L’obiettivo riguarda la possibilità di muoversi con maggiore libertà tra persone diverse, mantenendo una percezione coerente e positiva di sé.

Cercare luoghi di appartenenza

La classe rappresenta una parte importante della vita sociale e rimane soltanto uno dei luoghi possibili dell’incontro. Musica, sport, teatro, scacchi, laboratori scientifici, lettura, costruzioni, programmazione, attività artistiche o gruppi dedicati a interessi specifici possono offrire altre occasioni di relazione.

Per alcuni bambini il legame nasce più facilmente attraverso qualcosa da fare insieme. L’interesse condiviso riduce lo sforzo iniziale della conversazione e offre un territorio comune da esplorare.

L’amicizia può partire da una domanda sui dinosauri, da una partita a scacchi, da un esperimento, da una costruzione lasciata a metà. La sintonia trova strade diverse.

Dal Bambino Sole al bambino reale

Il Bambino Sole di Solomon J. appartiene alla lingua simbolica della fiaba e resta un’immagine letteraria, distinta da qualsiasi definizione clinica dell’alto potenziale. Racconta un’esperienza possibile: sentirsi intensi dentro un ambiente che cerca ancora la stessa frequenza.

La risposta educativa richiede osservazione più che interpretazioni rapide. Con chi sta bene? Quando si ritira? Che cosa gli interessa davvero? In quali situazioni appare spontaneo? Quali relazioni lo fanno sentire cercato? Quali contesti gli permettono di usare le proprie caratteristiche come risorse? Sono domande che restituiscono il bambino alla sua individualità.

In Pepilandia la questione viene espressa attraverso la ricerca di una «vera sintonia». Fuori dalla fiaba, quella sintonia può assumere forme molto concrete: un compagno che condivide un interesse, un insegnante che riconosce una modalità di pensiero, un gruppo nel quale il bambino trova un ruolo, un adulto capace di distinguere la solitudine scelta dalla solitudine subita.

Sentirsi parte di qualcosa richiede più della semplice presenza degli altri. Richiede almeno un luogo in cui la propria presenza abbia senso.

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