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Per insegnanti

Maestre o Pepilene Magne? Educare significa anche saper vedere

La Pepilena Magna del libro insegna quattro verbi: dare forma, custodire, accompagnare, attendere. Quattro mosse che appartengono anche alla scuola.

Educare significa anche saper vedere

Nel mondo di Pepilandia esiste una figura adulta particolare: la Pepilena Magna. Accompagna i più piccoli, offre una direzione, custodisce il gruppo e conserva abbastanza elasticità da lasciare spazio al movimento, al gioco, alle differenze e ai tempi individuali.

Nel libro viene descritta attraverso quattro verbi particolarmente efficaci: dare forma, custodire, accompagnare, attendere. Quattro verbi che appartengono anche alla scuola.

La domanda suggerita dalla fiaba riguarda allora la qualità della presenza educativa: quando una maestra diventa, agli occhi di un bambino, qualcosa di simile a una Pepilena Magna?

Dare forma, mantenendo elasticità

Ogni ambiente educativo possiede regole, tempi, obiettivi e responsabilità. La struttura aiuta il bambino a orientarsi e rende prevedibile una parte della giornata.

La Pepilena Magna rappresenta una forma di autorità capace di organizzare mantenendo vivo ciò che ciascun bambino porta con sé. La sua presenza offre una cornice abbastanza chiara da sostenere il gruppo e abbastanza elastica da accogliere modi differenti di apprendere, comunicare e partecipare.

Questa immagine dialoga con la pedagogia contemporanea, che attribuisce valore alla qualità dell’ambiente di apprendimento e alla capacità dell’adulto di modulare il proprio intervento. Una stessa consegna può richiedere spiegazioni, tempi o strumenti differenti. L’obiettivo resta condiviso; il percorso può assumere forme diverse.

Educare acquista così anche il significato di costruire condizioni nelle quali ciascun bambino possa avvicinarsi all’apprendimento con strumenti adeguati.

Vedere oltre ciò che appare

Una parte importante del lavoro educativo riguarda l’interpretazione del comportamento.

Un bambino silenzioso può essere concentrato, affaticato, preoccupato o impegnato a organizzare molti stimoli contemporaneamente. Una risposta brusca può accompagnare frustrazione, incomprensione, sovraccarico o difficoltà nel trovare parole più precise. Un interesse intenso può diventare una risorsa attraverso cui costruire nuovi apprendimenti.

Il comportamento visibile offre quindi un primo livello di informazione. La competenza dell’adulto cresce quando a quel livello si aggiungono osservazione, conoscenza del bambino, contesto e relazione.

La psicologia dello sviluppo utilizza il concetto di mentalizzazione per descrivere la capacità di considerare gli stati mentali che possono accompagnare un comportamento. In ambito educativo questa disposizione prende una forma molto concreta: mantenere curiosità verso ciò che un alunno sta cercando di comunicare attraverso parole, corpo, silenzi, interessi e reazioni.

Nel percorso di Solomon J. il tema dello sguardo adulto occupa una posizione importante. La fiaba invita il lettore a osservare quanto possa cambiare l’esperienza di un bambino quando incontra qualcuno capace di leggere più di ciò che appare in superficie.

Il modo in cui questo avviene appartiene alla storia.

Accompagnare, rispettando i tempi

Lev Vygotskij ha descritto lo sviluppo come un processo profondamente legato alla relazione e alla mediazione. L’adulto può offrire strumenti, parole, esempi e sostegno che permettono al bambino di raggiungere competenze progressivamente più complesse.

La Pepilena Magna rappresenta bene questa funzione. Accompagnare richiede attenzione alla distanza. Una presenza educativa competente cerca continuamente una misura adeguata alla situazione.

A volte significa spiegare. A volte significa mostrare. A volte significa formulare una domanda. A volte significa concedere alcuni secondi in più. L’attesa, in questo senso, appartiene pienamente all’azione educativa.

Il valore dell’attesa

La scuola è organizzata attraverso il tempo. Le ore iniziano e finiscono, le attività seguono una sequenza, le verifiche hanno una durata, i programmi richiedono continuità.

Dentro questa struttura ogni bambino porta anche il proprio tempo cognitivo ed emotivo. Alcuni apprendimenti emergono rapidamente. Altri richiedono ripetizione, esperienza, sicurezza o una diversa modalità di accesso. Anche la fiducia possiede tempi personali. Un bambino può avere bisogno di conoscere a lungo un adulto prima di consegnargli una domanda importante.

Attendere significa riconoscere questi processi mentre continuano a maturare. La Pepilena Magna del libro dà forma, custodisce, accompagna e attende. La sequenza dei verbi suggerisce un adulto presente e attivo, capace di riconoscere anche il valore di ciò che sta ancora prendendo forma.

Una maestra capace di entrare nel linguaggio del bambino

I bambini comunicano attraverso molti codici: parole, disegno, movimento, gioco, metafore, domande, silenzi, invenzioni.

Loris Malaguzzi parlava dei «cento linguaggi dei bambini» per descrivere la pluralità delle forme attraverso cui l’infanzia pensa, conosce ed esprime esperienza.

La figura della Pepilena Magna appartiene a questa stessa sensibilità pedagogica. Osserva il bambino dentro una pluralità di linguaggi e attribuisce valore anche a ciò che emerge attraverso immaginazione e simbolo.

In Solomon J. nel villaggio dei Pepileni, questo tema raggiunge uno dei suoi momenti più delicati nel rapporto fra mondo immaginativo e scuola. La narrazione conserva fino alla fine una domanda: può esistere un adulto capace di riconoscere anche ciò che un bambino vede con gli occhi della propria immaginazione?

La risposta appartiene al viaggio di Solomon J.

Maestre o Pepilene Magne?

La distinzione riguarda meno il titolo professionale e più il modo di abitare la relazione educativa.

Una Pepilena Magna offre struttura e continua a osservare. Conosce le regole e sa raccontarne il senso. Riconosce il gruppo e mantiene attenzione per il singolo. Accompagna il percorso e lascia al bambino una parte autentica di iniziativa. Continua a imparare mentre insegna.

La fiaba affida alle figure educative una responsabilità precisa: costruire uno spazio nel quale il bambino possa sviluppare conoscenze conservando il proprio linguaggio interiore.

Pepilandia trasforma questa responsabilità in una creatura. Per scoprire che cosa accade quando una Pepilena Magna entra davvero nella storia di Solomon J., bisogna incontrarla tra le pagine.

Riferimenti

Anusha Bhama Gukhool è l’autrice di Solomon J. nel villaggio dei Pepileni.

  • Lev S. Vygotskij, Pensiero e linguaggio, Giunti, Firenze, 1990 (ed. orig. 1934).
  • Loris Malaguzzi, I cento linguaggi dei bambini, Edizioni CDA, Reggio Emilia, 1995.

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