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Il simbolo del libro

Cos'è il Takaró?, il frammento di universo che ogni bambino riceve alla nascita e impara a custodire lungo il cammino della vita

Il Takaró è il frammento di universo che ogni bambino riceve alla nascita e impara a custodire lungo il cammino della vita. Nel cuore del racconto Solomon J. nel villaggio dei Pepileni, il Takaró è una sostanza originaria: ciò che precede ogni bambino, come un frammento di un disegno più ampio, una sorta di DNA dell'Universo, custodito in forma di stoffa immateriale. Esiste dal principio e l'essere umano vi si avvolge per poter esistere. È un archetipo preindividuale che prende forma visibile solo nel momento in cui viene riconosciuto.

Nel villaggio dei Pepileni

Nel villaggio dei Pepileni esiste un modo particolare di guardare i bambini. Quando nasce un piccolo Pepileno, la comunità accoglie insieme a lui anche ciò che porta nel mondo: il suo temperamento, la sua sensibilità, le sue inclinazioni, le possibilità ancora invisibili agli altri. Questa idea prende forma nel Takaró.

Il Takaró è un velo leggerissimo, attraversato da bagliori e piccoli punti di luce, simile a un frammento di cielo stellato. Viene posato sul bambino come qualcosa di prezioso che lo accompagna. La sua presenza rende visibile ciò che, nella vita ordinaria, rimane spesso difficile da vedere: il patrimonio interiore di una persona prima che venga misurato attraverso risultati, comportamento, rendimento o capacità di adattarsi agli altri.

Per i Pepileni, infatti, un bambino possiede già una propria grandezza. Gli adulti hanno il compito di riconoscerla e di creare intorno a lui condizioni nelle quali possa emergere. Il Takaró racchiude questa concezione dell'infanzia. Custodisce talenti, memoria, sensibilità, immaginazione, legami, desideri, fragilità e possibilità future. Tutti questi elementi appartengono allo stesso paesaggio interiore e concorrono a formare l'unicità del bambino.

Quando Solomon J. incontra il Takaró, quindi, riceve qualcosa di molto più profondo di un oggetto magico. Entra in contatto con un modo nuovo di essere guardato. A Pepilandia qualcuno riconosce in lui un valore che esiste già, anche nelle parti di sé che altrove gli hanno procurato fatica, incomprensione o isolamento. Il Takaró diventa così l'immagine concreta di uno sguardo capace di vedere il bambino nella sua interezza.

Nella pratica narrativa funziona quasi come un mantello simbolico. Avvolge, protegge e rende visibile. All'inizio viene consegnato e custodito dagli adulti e dalla comunità; progressivamente il bambino impara a riconoscerne il significato e a custodire da sé ciò che contiene. Per questo il Takaró parla anche di crescita: ciò che inizialmente viene riconosciuto dagli altri può diventare, nel tempo, consapevolezza del proprio valore.

Un velo leggerissimo, attraversato da bagliori

Illustrazione del Takaró: un bambino tiene tra le mani un mantello di stelle e galassie
Il Takaró come frammento di cielo stellato, soglia tra visibile e invisibile
Illustrazione del Takaró: un bambino avvolto in una coperta ricamata di immagini e sogni
Il Takaró come coperta dell'immaginazione, custode dei mondi interiori

Una sostanza originaria

Una copertina fatta di materia e di trama invisibile: memoria, appartenenza, origine. Il Takaró è il luogo dove il bambino sa di esistere prima ancora di essere riconosciuto dal mondo esterno o materiale. È il respiro del primo contatto affettivo, ma anche la frequenza profonda della psiche non ancora frammentata.

Quando Solomon J. lo riporta a casa con sé, custodisce un frammento del proprio codice interno: il segno che, nonostante le ferite, qualcosa di sé è rimasto integro.

Il Takaró ferito

Il Takaró protegge l'accesso al mondo interno, spirituale, invisibile e decisivo per lo sviluppo della persona. Tuttavia, questa forza ancestrale ha anche la sua vulnerabilità. Come ogni tessuto sottile, il Takaró può disgregarsi, essere lacerato, persino trasformato. Quando l'Ombra prende un pezzo del Takaró di Solomon, sta tentando di smembrare la coerenza del bambino, portando via con sé un pezzo del suo legame con l'origine.

E quando Cucù avverte Solomon con parole che pesano come presagi: «Nel tuo mondo, il Takaró può essere portato via con l'inganno», si riferisce al rischio che la psiche venga sedotta, spinta a rinunciare alla propria verità profonda per adattarsi, conformarsi, sopravvivere.

Questo tema si amplifica nella figura del Gigante, padre disgregato e disgregante, che ha svenduto il proprio Takaró alle aquile, simbolo di potere e controllo. In quel gesto, il Takaró perde la sua funzione primaria: diventa moneta di scambio, lontano dalla casa interiore che era. Ed è proprio da lì che nasce la sua ferocia: non avendo più un proprio Takaró dell'anima, il Gigante accetta di prendere qualcosa che appartiene al figlio.

Questo atto è di una violenza inaudita: è il tentativo di annullare l'origine dell'altro per compensare la perdita della propria. È un gesto che molte persone neurodivergenti o altamente sensibili sperimentano nella vita reale, sotto forma di conformazione forzata, negazione del proprio sentire, disconferma affettiva. Il Takaró, dunque, è al tempo stesso potente e fragile. Tiene insieme il Sé, ma può essere sfilacciato dalla trascuratezza, dalla violenza, dalla disattenzione simbolica. È una materia non-materia, capace di sopravvivere in forma latente, ma esposta agli attacchi di chi non ne riconosce il valore. È la psiche primordiale del bambino: è già anima, prima di essere cultura, prima di essere io strutturato.

Illustrazione a carboncino dell'Ombra sedotta dal Gigante, che cerca di lacerare il Takaró di Solomon J.
Il Gigante e l'Ombra, il Takaró messo alla prova

Custodire l'invisibile

Sul piano educativo, tutto questo ci ricorda l'importanza di custodire il Takaró di ogni bambino. A volte il compito dell'educatore è semplicemente quello di non strapparlo, sostituirlo, colonizzarlo con interpretazioni estranee.

È un compito di altissima responsabilità: custodire l'invisibile. Sapere che ogni bambino arriva già avvolto in qualcosa che lo precede e che tocca all'adulto imparare a vederlo, a rispettarlo, senza invaderlo. Quando quella copertina viene strappata, il bambino perde sicurezza e in qualche modo anche l'accesso a sé stesso.

Resta, anche quando si lacera

Eppure, nonostante i rischi, il Takaró continua a esistere. Anche quando si lacera, resta. Anche se rubato, lascia tracce. Anche se dimenticato, può essere ritrovato.

Il fatto che Solomon J. lo riporti con sé nel mondo reale è una testimonianza di integrazione profonda: qualcosa ha retto. Qualcosa è stato difeso, custodito, riconosciuto. E quel frammento, quel pezzo di stoffa invisibile, contiene una grande promessa: si può tornare interi anche dopo esser stati feriti.

Il Takaró è la forma simbolica di ciò che tutti portiamo dentro, anche da adulti. È il ricordo di essere stati tenuti, avvolti, desiderati da qualcuno o da qualcosa. È il DNA affettivo dell'anima umana. E come tutti i codici vitali, può essere trasmesso, condiviso, ma anche violato.

Per questo il racconto ci invita a trattarlo con delicatezza. Perché nel Takaró c'è l'infanzia, c'è la possibilità che ogni essere umano, in qualunque momento, possa ritrovare il filo che lo tiene al mondo. Anche se lo aveva dimenticato. Anche se qualcuno aveva provato a portarlo via.

Copertina del libro Solomon J. nel villaggio dei Pepileni, con il Takaró illustrato
Il Takaró vive anche sulla copertina del libro

Il Takaró dentro la fiaba

Il Takaró accompagna Solomon J. per tutto il viaggio nel villaggio dei Pepileni e torna con lui nel mondo reale. È il cuore simbolico del libro Solomon J. nel villaggio dei Pepileni, la fiaba di Anusha Bhama Gukhool che restituisce i piccoli ai grandi.

Tutto quello che vuoi sapere sul Takaró

Cos'è il Takaró?

Il Takaró è il frammento di universo che ogni bambino riceve alla nascita e impara a custodire lungo il cammino della vita. Nella fiaba Solomon J. nel villaggio dei Pepileni è una sostanza originaria, un archetipo preindividuale che prende forma visibile nel momento in cui viene riconosciuto.

Qual è l'origine del Takaró?

Il Takaró esiste dal principio: è una sorta di DNA dell'Universo custodito in forma di stoffa immateriale, in cui l'essere umano si avvolge per poter esistere. Precede ogni bambino, come un frammento di un disegno più ampio.

Qual è il significato del Takaró?

Il Takaró è l'immagine concreta di uno sguardo capace di vedere il bambino nella sua interezza: rende visibile il patrimonio interiore di una persona prima che venga misurato attraverso risultati, comportamento o rendimento.

Cosa custodisce il Takaró?

Il Takaró custodisce talenti, memoria, sensibilità, immaginazione, legami, desideri, fragilità e possibilità future. Tutti questi elementi appartengono allo stesso paesaggio interiore e concorrono a formare l'unicità del bambino.

Il Takaró può essere ferito?

Come ogni tessuto sottile, il Takaró può disgregarsi, essere lacerato, persino trasformato. Eppure continua a esistere: anche quando si lacera resta, anche se rubato lascia tracce, anche se dimenticato può essere ritrovato. Si può tornare interi anche dopo esser stati feriti.

Cosa significa custodire il Takaró di un bambino?

Per l'adulto custodire il Takaró significa custodire l'invisibile: riconoscere che ogni bambino arriva già avvolto in qualcosa che lo precede, imparare a vederlo e a rispettarlo, senza invaderlo.

Scopri il Takaró dentro la fiaba di Solomon J.