Il genere del libro
Fiaba terapeutica, una nuova mitologia per raccontare ai bambini le emozioni, l'assenza, le dipendenze e la solitudine
Fiaba terapeutica è la definizione editoriale e letteraria di questo libro. Solomon J. nel villaggio dei Pepileni utilizza la struttura della fiaba e il linguaggio simbolico per offrire al bambino e all'adulto immagini attraverso cui riconoscere emozioni, relazioni ed esperienze complesse.
In contesti educativi o biblioterapeutici la narrazione può favorire il dialogo, l'identificazione narrativa e l'elaborazione condivisa. L'eventuale utilizzo clinico della storia appartiene alla competenza dei professionisti della salute psicologica.
Anusha Bhama Gukhool costruisce un immaginario originale che riguarda i genitori e il mondo dei bambini ad alto potenziale cognitivo, o plusdotazione. Le emozioni diventano luoghi, le domande diventano viaggi, le assenze diventano figure con un nome.
I temi che diventano racconto
Una madre che costruisce una mitologia
Un linguaggio che i bambini riconoscono come proprio
Una madre che diventa villaggio
«Dicono che occorra un villaggio intero per crescere un bambino. Se questo è vero, sono io il villaggio di mio figlio.» Da qui nasce tutto. Una madre che, invece di rispondere alla domanda del figlio, gli costruisce una mitologia su misura per attraversarla, e gli offre gli strumenti per camminarci dentro con le proprie gambe.
Questa è la voce narrante del libro. Non spiega, racconta. Non risolve, accompagna. Costruisce un mondo in cui il bambino può entrare e trovare le proprie risposte, un passo alla volta.
Per chi è questa fiaba
Per i bambini che sentono tutto con più forza: la luce di un'aula che pesa, una frase detta di sfuggita che resta addosso, una domanda sul senso della vita che arriva presto. E per i genitori che li accompagnano e cercano una lingua condivisa per nominare ciò che vivono in casa.
Come lavora il simbolo nel racconto
Il simbolo lavora a una distanza gentile. Il bambino guarda un ghiacciaio, un gigante, un mantello di stelle, e intanto sta guardando la propria vita. Questa distanza gli lascia il tempo di avvicinarsi a ciò che sente con il proprio passo.
Il viaggio dà una forma alla storia: c'è una partenza, ci sono incontri, c'è un ritorno. Il bambino può riconoscere che le emozioni hanno un percorso, e che dopo l'attraversamento si torna a casa con qualcosa in più.
Il finale restituisce iniziativa. «Dovrai prenderti cura del tuo Takaró» consegna al bambino un compito alla sua misura, e trasforma il racconto in un gesto che continua nella vita di ogni giorno.
Tre modi per accompagnare la lettura
Lasciare parlare il simbolo
Il racconto arriva da solo. Vale la pena leggere e attendere, perché il bambino collega le immagini alla propria esperienza con tempi che gli appartengono.
Domandare dentro la storia
«Come ti sembra il Gigante?», «Com'è fatto il tuo Takaró?». Restare nel linguaggio della fiaba mantiene la conversazione leggera e profonda insieme.
Tornare sulle pagine
Alcune pagine il bambino le rilegge molte volte: sono quelle che lo riguardano. Rileggerle insieme è il modo più semplice per ascoltarlo.
Sulla fiaba terapeutica
Cos'è una fiaba terapeutica?
È una definizione editoriale e letteraria: un racconto che usa il linguaggio simbolico per offrire al bambino e all'adulto immagini attraverso cui riconoscere emozioni, relazioni ed esperienze complesse. In contesti educativi o biblioterapeutici la narrazione può favorire il dialogo, l'identificazione narrativa e l'elaborazione condivisa, mentre l'eventuale utilizzo clinico appartiene alla competenza dei professionisti della salute psicologica.
Come spiegare le emozioni ai bambini con una fiaba?
Lasciando che siano i luoghi e i personaggi a portarle. Nel libro la plusdotazione diventa il villaggio di Pepilandia, l'assenza del padre diventa il Gigante, la dipendenza diventa il Ghiacciaio dell'Alcolà, la solitudine diventa il Bambino Sole. Il bambino riconosce se stesso dentro la storia, e la storia gli restituisce le parole.
Come parlare di assenza e dipendenze ai bambini?
La metafora può offrire un linguaggio e rendere più accessibile il dialogo, senza sovraccaricare il bambino. La madre di Solomon J., invece di rispondere direttamente alla domanda del figlio, gli costruisce una mitologia su misura per attraversarla, e gli offre gli strumenti per camminarci dentro con le proprie gambe.
Per quali bambini è adatta questa fiaba?
Per i bambini ad alto potenziale cognitivo e plusdotati, e per i bambini sensibili che percepiscono con maggiore intensità. È adatta anche ai genitori che li accompagnano e cercano una lingua condivisa per nominare ciò che vivono in casa.
Entra nella fiaba terapeutica di Solomon J.
Fiaba per genitori: la chiave di lettura per assenze e dipendenze