Un nome per ciò che sente
La solitudine, la paura di sbagliare, la gioia intensa prendono forma in figure e luoghi. Ciò che ha un nome si può raccontare, e ciò che si racconta pesa di meno.
Cosa vi promette questa storia
I bambini troveranno un luogo in cui sentirsi riconosciuti.
Per il bambino, la promessa è entrare in una storia in cui la propria sensibilità viene riconosciuta. Solomon J. attraversa la solitudine, la scuola, la fragilità degli adulti e la paura di sentirsi sbagliato, e incontra un villaggio capace di attribuirgli valore. Pepilandia gli restituisce una misura diversa di sé.
Dentro il villaggio, le domande infinite hanno diritto di esistere, i silenzi hanno una voce, la paura ha una forma che si può attraversare. Il bambino che legge scopre che le proprie sfumature sono già abitate da qualcuno, e che quello spazio può diventare anche suo.
Il Takaró rende questa promessa concreta. L'amore ricevuto diventa qualcosa che il bambino può portare con sé. Cura, parole, bacini, presenza e sguardi attenti costruiscono una memoria affettiva che continua ad accompagnarlo anche quando la persona che lo ama si trova altrove.
Nel villaggio dei Pepileni il Takaró si trasmette di creatura in creatura, e ogni incontro ne aggiunge un filo. Il bambino che lo riceve scopre di avere dentro di sé una scorta di cura che resta, nei giorni di scuola come nelle notti di paura.
Il Pepileno, la creatura che si avvicina quando sei piccolo e custodisce le cose preziose che rischiano di passare inosservate. Le Pepilene dell'Alba, custodi dei Takaró, che accolgono il bambino all'ingresso del villaggio. La Zanzabalena, che porta lontano chi sa chiedere. Il Gigante, il padre, che prende un nome e una forma guardabile.
Ogni figura restituisce al bambino un pezzo della propria grandezza originaria. Il viaggio di Solomon J. mostra che il valore di un bambino abita già dentro di lui, e che un villaggio attento lo aiuta a vederlo.
La solitudine, la paura di sbagliare, la gioia intensa prendono forma in figure e luoghi. Ciò che ha un nome si può raccontare, e ciò che si racconta pesa di meno.
Pepilandia resta aperta anche a libro chiuso. Il bambino può tornarci con la mente ogni volta che ne ha bisogno, e ogni volta trovare la misura diversa di sé che il villaggio gli ha restituito.
La scorta di amore ricevuto che viaggia con lui, nelle parole degli adulti che lo custodiscono e nei gesti che ha imparato a riconoscere come cura.
Un luogo in cui sentirsi riconosciuto. Solomon J. attraversa la solitudine, la scuola, la fragilità degli adulti e la paura di sentirsi sbagliato, e incontra un villaggio capace di attribuirgli valore. Pepilandia gli restituisce una misura diversa di sé.
Perché nella storia la sensibilità viene riconosciuta. Le domande infinite, i silenzi, la paura e la gioia intensa di Solomon J. prendono forma, nome e diritto di esistere. Il bambino che legge trova le proprie sfumature già abitate da qualcuno.
È l'amore ricevuto che diventa portatile. Cura, parole, bacini, presenza e sguardi attenti costruiscono una memoria affettiva che accompagna il bambino anche quando la persona che lo ama si trova altrove.
La fiaba si presta alla lettura condivisa tra adulto e bambino già dai primi anni di scuola, e alla lettura autonoma per i bambini più grandi. Le immagini e i personaggi offrono molte porte di ingresso, a ogni età.