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Lettura comparata

Peter Pan e Solomon J.: due bambini tra mondi diversi

Nel capitolo dedicato ai Ponti, Solomon J. nel villaggio dei Pepileni assegna a Peter un posto particolare nella genealogia di Pepilandia.

Un posto nella genealogia di Pepilandia

Solomon J. assegna a Peter un posto particolare nella genealogia di Pepilandia. È il bambino dei Kensington Gardens, colui al quale la fiaba riconduce la nascita dei primi ponti fra mondi differenti.

La sua storia viene ricordata attraverso le parole di J. M. Barrie, «piuttosto triste», legando così l’idea del ponte anche alla percezione di una distanza.

Due movimenti attorno al confine

Il richiamo a Peter Pan acquista significato soprattutto attraverso le differenze fra i due bambini.

Il Peter di Barrie vive in una condizione sospesa tra natura e umanità, appartenenza e separazione, desiderio di raggiungere gli altri bambini e difficoltà a sentirsi pienamente parte del loro mondo. La sua libertà conserva una componente malinconica. Può attraversare territori che appartengono all’immaginario infantile e, nello stesso tempo, rimane vicino a un confine che separa mondi diversi.

Solomon J. compie un movimento differente. Anche lui entra in una geografia fantastica, incontra creature che abitano un territorio costruito attraverso immaginazione, memoria e desiderio e scopre l’esistenza di passaggi fra realtà differenti. Il suo percorso, però, tende verso il ritorno.

Una chiave di lettura

Questa differenza offre una possibile chiave di lettura del rapporto fra le due opere.

Peter può essere letto come il bambino che continua ad abitare vicino al confine. Solomon J. come il bambino che impara ad attraversarlo e a tornare.

Il ponte e il ritorno

A Pepilandia il ponte assume una funzione ulteriore rispetto al riferimento letterario a Barrie. Permette di conservare il contatto con l’incanto mentre il bambino continua a crescere dentro la propria realtà quotidiana. Solomon può tornare a casa, alla madre, alla scuola e alle relazioni portando con sé qualcosa di ciò che ha incontrato. Il meraviglioso entra allora nella vita ordinaria come una possibilità diversa di leggere ciò che lo circonda.

La scena della ruota

La scena della ruota rende visibile questo passaggio. Solomon cerca ponti fatti di materia e incontra giochi, oggetti e ricordi. Una barchetta di carta, una corda, un aquilone, un diario, una stoffa diventano strumenti di collegamento fra mondi.

Il Pepifante gli spiega che «i ponti sono giochi che accendono i bambini» e Solomon comincia a comprendere che il passaggio verso Pepilandia può aprirsi quando immaginazione, relazione e libertà creativa riescono a incontrarsi.

Sospensione o continuità

Il dialogo con Barrie diventa qui particolarmente interessante. Peter Pan custodisce l’infanzia attraverso una forma di sospensione del tempo. Solomon J. sembra custodirla attraverso la continuità.

La differenza cambia il significato della crescita.

Solomon può crescere conservando accesso alla parte di sé capace di vedere un Pepileno. Il suo viaggio suggerisce una possibilità: maturare conservando il rapporto con il proprio immaginario, continuando a costruire passaggi fra esperienza concreta, memoria e fantasia.

La frase che custodisce l’incanto

Alla fine del capitolo il Pepifante consegna a Solomon J. una frase che concentra questo significato: «I bambini devono riuscire a dire ancora: “mamma, mamma, ho visto un Pepileno!”»

Intorno a questa possibilità Peter e Solomon sembrano incontrarsi. Entrambi mantengono aperto un passaggio verso una dimensione che, crescendo, richiede uno sguardo più attento. Peter rimane vicino a quella porta. Solomon la attraversa e ritorna.

Il confine che diventa ponte

Nel mondo di Barrie il confine porta con sé una forte componente di perdita e nostalgia. A Pepilandia quello stesso confine può trasformarsi in un ponte, qualcosa che permette di andare e tornare tenendo salvi entrambi i mondi.

Solomon J. raccoglie così un tema centrale della tradizione di Peter Pan: il bambino capace di abitare contemporaneamente realtà e immaginazione. La fiaba dei Pepileni sviluppa quel tema introducendo una possibilità ulteriore. Si può tornare dal viaggio conservando una traccia del luogo attraversato.

Si può crescere continuando, almeno qualche volta, a vedere.

Nella possibilità di mantenere aperto quel passaggio l’incanto può trovare una delle sue forme più resistenti.

Riferimenti

Anusha Bhama Gukhool è l’autrice di Solomon J. nel villaggio dei Pepileni.

  • J. M. Barrie, Peter Pan nei Kensington Gardens.

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