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Approfondimento

Le bolle: spazio di autoconservazione

Nella fiaba le bolle si formano quando l’esperienza emotiva diventa più intensa delle parole disponibili per raccontarla.

Quando il mondo interiore chiede tempo

In Solomon J. nel villaggio dei Pepileni le bolle compaiono nei momenti in cui l’esperienza emotiva diventa più intensa delle parole disponibili per raccontarla.

La fiaba sceglie così un’immagine concreta per rappresentare qualcosa di difficile da osservare dall’esterno: quel tempo interiore durante il quale un bambino sente, raccoglie informazioni, associa ricordi e cerca un significato.

Solomon J. entra nelle sue bolle. Il lettore le vede formarsi, cambiare consistenza, acquistare caratteristiche diverse. Il loro significato si comprende progressivamente insieme al protagonista.

Raccontare molto di più ridurrebbe lo spazio della scoperta.

Quando il corpo arriva prima delle parole

Durante l’infanzia la regolazione emotiva attraversa un lungo processo di maturazione. Linguaggio, attenzione, memoria, capacità di interpretare le sensazioni corporee e comprensione degli stati mentali si sviluppano gradualmente e interagiscono tra loro.

Per questo un’esperienza può essere percepita prima di poter essere raccontata con precisione.

Il corpo può irrigidirsi. Lo sguardo può spostarsi. L’attenzione può rivolgersi altrove. Può comparire il desiderio di isolarsi per qualche minuto oppure la necessità di concentrarsi intensamente su qualcosa di familiare.

La metafora della bolla traduce narrativamente questo intervallo.

Dentro la bolla qualcosa continua ad accadere. La mente cerca collegamenti. Le emozioni cercano una forma. La memoria offre immagini. Il bambino cerca un modo per ritrovare una posizione comprensibile dentro ciò che sta vivendo.

Uno spazio psichico che cambia

Le bolle della fiaba presentano caratteristiche differenti. Colore, trasparenza, movimento e atmosfera cambiano insieme all’esperienza di Solomon J.

Questa scelta narrativa permette di rappresentare una realtà psicologica interessante: uno spazio di ritiro può assumere funzioni diverse a seconda del contesto, dello stato emotivo e della presenza di una relazione capace di offrire sicurezza.

In alcuni momenti può prevalere la confusione. In altri può emergere una maggiore capacità di osservare ciò che accade.

La trasformazione visiva della bolla diventa così una forma di linguaggio. Il lettore comprende lo stato di Solomon J. anche attraverso ciò che circonda il suo corpo.

Winnicott e lo spazio intermedio

Donald W. Winnicott ha dedicato una parte importante del proprio lavoro allo spazio nel quale mondo interno e realtà condivisa possono incontrarsi.

Nel suo concetto di spazio potenziale, gioco, immaginazione, creatività e relazione permettono al bambino di elaborare l’esperienza attraverso forme simboliche.

Le bolle di Pepilandia possono essere lette attraverso questa prospettiva. Appartengono alla geografia fantastica della storia e, nello stesso tempo, rendono visibile un processo interiore. Sono luoghi narrativi nei quali ciò che viene sentito può acquistare immagini, movimento e significato.

La fiaba utilizza quindi il fantastico come strumento di rappresentazione psicologica. Una sensazione diventa spazio. Un’emozione diventa materia. Un processo interiore diventa qualcosa che il lettore può osservare.

La relazione modifica lo spazio interno

La ricerca sullo sviluppo emotivo attribuisce grande importanza ai processi di regolazione condivisa. Durante l’infanzia, la presenza di una figura percepita come affidabile può contribuire alla modulazione dell’attivazione emotiva. Voce, vicinanza, prevedibilità, contatto e qualità della relazione partecipano alla costruzione progressiva delle capacità di autoregolazione.

Anche le bolle di Solomon J. risentono della qualità delle relazioni che le attraversano. La loro trasformazione accompagna il percorso del protagonista e suggerisce che l’esperienza interiore cambia anche in presenza di qualcuno capace di restare vicino nel modo adeguato.

Il libro lascia al lettore il compito di scoprire chi riesce a entrare in quello spazio e quale effetto produce la sua presenza.

Le bolle che possiamo incontrare a scuola

La metafora possiede anche una lettura educativa.

In una classe, alcuni comportamenti possono segnalare un momento di forte elaborazione interna. Un bambino può diventare silenzioso, abbassare lo sguardo, concentrarsi su un’attività apparentemente lontana, rallentare oppure cercare temporaneamente una distanza dal gruppo.

Il significato dipende dalla storia individuale, dalla situazione e dalla frequenza con cui il comportamento compare.

  • Che cosa sta cercando di organizzare questo bambino in questo momento?

Dare tempo alla parola

Lev Vygotskij ha mostrato quanto linguaggio e relazione partecipino alla costruzione del pensiero. Le parole offerte da un adulto possono aiutare il bambino a organizzare progressivamente l’esperienza.

Anche il momento in cui quelle parole arrivano conta. Una domanda posta durante una forte attivazione emotiva può trovare poco spazio. La stessa domanda, proposta più tardi, può aprire un racconto.

  • «Che cosa è successo dentro la tua bolla?»

Una metafora che il lettore completa

Le bolle occupano uno spazio particolare nell’architettura di Solomon J. nel villaggio dei Pepileni. Cambiano insieme al protagonista e acquistano senso attraverso il viaggio.

Rappresentano paura, elaborazione, protezione, relazione e trasformazione in proporzioni diverse a seconda del momento narrativo.

La loro funzione rimane abbastanza aperta da permettere più livelli di lettura. Un bambino può riconoscervi la sensazione di volersi raccogliere dentro qualcosa. Un genitore può interrogarsi sui momenti in cui il proprio figlio sembra allontanarsi. Un insegnante può riconoscere quei minuti durante i quali un alunno appare presente con il corpo e impegnato altrove con il pensiero.

La fiaba trasforma questa esperienza in un’immagine semplice: una bolla. Per capire che cosa contenga, però, occorre entrare a Pepilandia.

Riferimenti

Anusha Bhama Gukhool è l’autrice di Solomon J. nel villaggio dei Pepileni.

  • Donald W. Winnicott, Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974 (ed. orig. Playing and Reality, Tavistock, London, 1971).
  • Lev S. Vygotskij, Pensiero e linguaggio, Giunti, Firenze, 1990 (ed. orig. 1934).

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